sanfeliciano


SAN FELICIANO MARTIRE ROMANO

 “FELITIANUS. D IN PACE XP”

Nello specifico del “corpo santo” di Giugliano (Feliciano), cosa possiamo dire?

In primis: il nome è proprio, quindi non dato in un secondo momento; questo è attestato dalla lapide. Possiamo anche fare alcune osservazioni in riferimento al “D IN PACE” e al “XP”, esse attestano che la sepoltura è di un cristiano: infatti le catacombe erano luogo di sepoltura anche di non cristiani.

Il “XP” è il monogramma di Cristo (gr. Cristos): spesso un segno inserito sulle lapidi per identificare l’appartenenza religiosa del defunto, ma anche un segno di richiamo pasquale e quindi di resurrezione. Il termine “IN PACE”, invece si riferisce alla pace eterna che si invoca per il defunto, il Paradiso.

Possiamo così dire: Feliciano è di Cristo, in quanto battezzato, ma anche in Cristo, per il fatto che è nella pace del Paradiso.

Nella lapide poi appare un lettera “D”. Potremo dire due cose su questo segno: secondo una probabile devota interpretazione dei nostri avi definire il nostro Feliciano un diacono, oppure collegare la “D” al “IN PACE” e tradurre come “depositus”, quindi: Feliciano riposa nella pace di Cristo.

Infine un riferimento critico alla Novena di san Feliciano, datata 1795, opera del reverendo Paoli.

 Il testo racconta il trasporto delle spoglie del “martire” e del suo arrivo a Giugliano, e su qui nulla da obbiettare, mentre per quanto riguarda l’accenno agiografico sul martirio possiamo porre delle obbiezioni; difatti non ci sono elementi storici per ricostruire nulla sulla vita e sul martirio del “corpo santo” di nome Feliciano venerato nella cappella del palazzo dei Principi Colonna di Stigliano.

Concludiamo con alcune osservazioni sul simulacro che racchiude le sacre ossa. Il nostro Feliciano è vestito da soldato, non ha armatura vera e propria ma la fattura richiama il soldato romano (era tipico pensare un martire come soldato romano: si pensi a san Sebastiano; sant’Espedito; san Fermo; eccetera, per citarne alcuni). Perché? Il senso era il milite di Cristo (pensiamo alla Cresima, in cui si diventava soldati di Gesù!). Feliciano è un soldato del Regno di Dio: sguaina la spada e veste l’elmo. Segni di paolina memoria:  “Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura  ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche  l’elmo della salvezza e  la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo, del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere” (Ef. 6,13-20).

 Ma poi, per sottolineare la questione, il “martire” ha sul petto il “XP”: “per Cristo, con Cristo e in Cristo”, potremmo dire! Inoltre sul capo ha una coroncina di fiori candidi. Segno della purezza della sua fede, o delle sue virtù, ma anche segno della sua giovane età.

Cosa dire ancora? Il “corpo santo” di Feliciano è un bell’esempio di come i nostri padri ci educavano, in modo chiaro e visibile, ai valori che devo muovere il mondo, in una parola dopo quando detto: Cristo e il suo Vangelo!

 

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